Mauro Zanda scrive sulle pagine di Blow Up Magazine un bellissimo servizio su Alea. Ecco alcuni estratti dall'aricolo: Di fronte al vuoto pneumatico che sovente attraversa la scena hip-hop italiana, colpiscono come una katana in pieno volto lo stile e l'originalità di questa agguerrita rapper di 23 anni, flow straripante e ritmo super funky. Già nei mesi scorsi circolava il 12" di Ghetto... Alea viene da Acerra, Napoli, e ogni singolo respiro del suo rap tradisce passione linguistica e senso d'appartenenza alla terra. Ma dietro la finto-cartolina buona si cela un commentario di strada aspro e tagliente, lontano anni luce dalla retorica del folklore come da quella della presunta rinascita delle amministrazoni ulviste... (Alea dichiara) "La famosa rinascita napoletana è solo apparenza, i veri problemi di Napoli, tra cui il degrado e l'abbandono delle periferie e la ventennale emergenza rifiuti, sono ancora completamente irrisolti. La strada del risanamento non è stato nemmeno imboccata e non mi sembra che l'attuale amministrazione abbia alcuna volontà di intraprenderla." Uno sguardo disilluso, dal basso, iperrealista... (Alea dichiara) "Il mio unico riferimento è sempre stato il rap fatto bene, principalmente di scuola newyorchese. Per rap ben fatto intendo: il rap che parte da uno stimolo reale, dalla necessità di esprimere qualcosa; il rap ritmicamente impeccabile, che sta sul beat come il beat comanda (citando i Run-DMC); il rap che segue una metrica musicale e immediata, che non prescinde dal gusto della chiusura del verso; il rap chiaro dal primo ascolto che non impone grossi sforzi di comprensione; il rap che alla sua base ha una linea melodica e una sua musicalità, perchè il rap è musica... La mia preoccupazione è stata quella di trattare con rispetto una lingua universalmente riconosciuta per le sue intrinsche qualità musicali e poetiche. Mi preoccupo di trascrivere i miei versi in modo che reggano la prova della pagina e di trascriverli su carta nella maniera che mi sembra più corretta, anche se non esiste un'ortodossia nella trascrizione del napoletano, materia che ha sempre suscitato un vespaio di polemiche di carattere filologico. Come napoletana mi incuriosisce molto conoscere i suoi grandi esponenti, per questo leggo spesso opere della tradizione e cito Eduardo." Oggi è finalmente uscita la raccolta dei remix 'spontanei' di Ghetto, il suo primo singolo; la storia di alcuni importanti addetti ai lavori che ascoltano la fulminante acappella (senza dimenticare la versione originale, furioso taglia e cuci old school funk, allestita dal suo produttore Vinch), s'entusiasmano del diamante grezzo e senza gettoni d'oro decidono spontaneamente di lavorarci sopra. Vale per il pioniere Ice One, che mette a segno un paio di remix (ottimo soprattutto lo Stupid Boi, ritmo incalzante e deriva noise-futurista) e vale per il guaglione Neffa, che accredita lucidamente il suo remix ai Nani del Giardinetto: l'ex Sangue Misto, incastra le irresistibili strofe tronche di AleA su uno scintillante ritmo funky...; poi, in coda al brano, infila anche otto memorabili battute in stile neo-melodico cantate direttamente da lui. E scatta il coro: Dint' 'o core tenimm' 'o ghetto. |