1 LUGLIO 2006 _ DA BOMB magazine riserva nel numero 07 intervista e recensione ad ALEA. Dall’intervista estrapoliamo i seguenti brani: Alea racconta i dolori di Napoli, consuetudine tipicamente maschile, con quali occhi una donna vede e subisce le difficoltà dei ghetti della città partenopea? “Se vieni a Napoli e accendi la radio e metti su una stazione che passa solo musica napoletana, che racconta direttamente o indirettamente proprio dei dolori di Napoli, probabilmente sentirai più voci femminili che maschili. E poi io non credo nel segregazionismo: specialmente l’arte non conosce la differenza dei sessi, ma solo quella di qualità.” ... “Non ho mai preso lezioni di rap da nessuno. Io ho iniziato a fare il rap (da sola e l’ho sempre fatto da sola) nel 97, quando avevo 14 anni e il mio mondo si divideva tra il rione madonnelle e la villa di Acerra. La mia scuola di rap è stato il mio quartiere, la scuola media nel congo (case occupate di Acerra), la villa, che non è il punto di ritrovo dei figli di papà, ma tutt’altro: tutti posti dove devi tenere la risposta pronta e te la devi saper vedere con le parole e con l’astuzia se vuoi evitare il peggio. E’ lì che sono cresciuta. E’ li che affondano le radici il mio nome e la mia identità.” ... “Ho trovato interessante la scelta di motivare l’uso del dialetto nei testi con la volontà di salvaguardare quel poco che rimane delle nostre tradizioni dalla globalizzazione. Il limite però è sempre lo stesso, quello di non farsi comprendere da tutti…”. “Io scrivo in dialetto perché è la mia lingua madre. L’ italiano l’ho imparato a scuola. Nel napoletano ritrovo il mio modo di pensare, la mia immaginazione. Certe parole, certe espressioni, certi modi di dire dei napoletani non hanno nemmeno un corrispettivo in italiano e quindi privarmi di essi vorrebbe dire privarmi della mia identità... io sono innamorata della lingua napoletana per la sua musicalità e la sua poeticità. Una delle fortune di essere napoletani è proprio quella di poter parlare e cantare in napoletano. E poi la musica prima che compresa deve essere sentita, cioé intesa emotivamente.” Dalla recensione: Accompagnato da un comunicato e un’introduzione... da far invidia alle major label, torna sul mercato la Jet Pilder Records... Per farsi conoscere dal pubblico italiano la rapper napoletana sceglie la via più bella e più complessa: il vinile... supportato da un’incisiva produzione di Vinch... disegna con le parole un quadro grave dei ghetti e delle zone abbandonate... dove mancano le speranze... rap di buon livello...
|