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Rassegna Stampa aggiornata september 2008
Estratti dalla rassegna stampa da testate a diffusione nazionale

ALIAS de IL MANIFESTO (17/06/06 di Flaviano De Luca, rubrica ULTRASUONATI):

... tagliente, immediata, originale... un rabbioso grido di dolore, musicale e accattivante al massimo... Ghetto denuncia di una vita senza speranze, il disagio di chi cresce in zone abbandonate e degradate, la sterminata periferia cementizia a nord della metropoli, quella dove il deturpamento ambientale e l’inquinamento chimico sono a livelli stratosferici... ritmica impeccabile e trascinante anche per I 10 comandamenti di Napoli... un decalogo scritto per chi non è del luogo, misure precauzionali per i turisti e quelli di passaggio… un’istantanea di quell’altra Napoli, quella che spara e puzza, quella che nessuno vuole vedere e sentire. Anche la trascrizione dei testi è innovativa e visuale…

L’UNITA’ (21/06/06 di Silvia Boschero, rubrica IN SCENA):

… AleA: eccola una su cui puntare. Ancora le major non l’hanno individuata ma è questione di poco... viene da Napoli, cita Eduardo De Filippo, canta in un... napoletano che suona inglese adattandosi al rap come nessun altro linguaggio al mondo... ha lanciato Ghetto / I 10 Comandamenti Di Napoli, funkettone irresistibile con vocina da bimba originalissima sul disagio della periferia popolare, la mancanza di speranza per il futuro, l’ambiente che va a rotoli... è il rap che parla della strada…

GROOVE (luglio/agosto 2006 di Hakeem, rubrica SINGOLI e settembre 2006 di Davide Grossi, speciale):

… Ghetto e I 10 Comandamenti di Napoli prodotte entrambe da Vinch, uno dei nostri migliori beatmaker... le metriche sono molto efficaci, lo stile è incazzato quanto basta… questo singolo è confezionato in maniera perfetta… ottima resa sonora… la nuova sensazione dell’hip-hop italiano è tutta al femminile e arriva da Napoli...

ROCKERILLA (settembre 2006 di Francesco Casuscelli, rubrica SINGOLI):

… ha una vocina particolarissima… le sue liriche sono elettriche, toste, non scendono a compromessi… sembra un carro armato… spessore e personalità. L’inizio è incoraggiante. Molto stilosa l’uscita su vinile…

IL MANIFESTO (8/10/06 di Ilaria Urbani, articolo intitolato ‘I Comandamenti Di AleA, Reginetta Rap’):

Ghetto... un testo duro scritto e cantato in napoletano... la collaborazione con Neffa, che ha deciso di misurarsi per la prima volta con il dialetto partenopeo remixando Ghetto, è nata via web… una e-mail mette in contatto i due artisti… Neffa apprezza il pezzo (colpito dal testo e forse anche dalle atmosfere seventies) e senza aver anticipato nulla ai mittenti, lo rispedisce remixato e con l’aggiunta della strofa finale…

BLOW UP (novembre 2006 di Mauro Zanda, rubrica SPOT ON):

… una voce da bambina, straripante e superfunky scuote il rap italiano… di fronte al vuoto pneumatico che sovente attraversa la scena hip-hop italiana, colpiscono come una katana in pieno volto lo stile e l'originalità di questa agguerrita rapper… flow straripante e ritmo super funky... ogni singolo respiro del suo rap tradisce passione linguistica e senso d'appartenenza alla terra… commentario di strada aspro e tagliente, lontano anni luce dalla retorica del folklore come da quella della presunta rinascita delle amministrazioni uliviste... uno sguardo disilluso, dal basso, iperrealista... oggi è finalmente uscita la raccolta dei remix 'spontanei' di Ghetto, il suo primo singolo; la storia di alcuni importanti addetti ai lavori che ascoltano la fulminante acappella (senza dimenticare la versione originale, furioso taglia e cuci old school funk, allestita dal suo produttore Vinch), s'entusiasmano del diamante grezzo e senza gettoni d'oro decidono spontaneamente di lavorarci sopra. Vale per il pioniere Ice One, che mette a segno un paio di remix (ottimo soprattutto lo Stupid Boi, ritmo incalzante e deriva noise-futurista) e vale per il guaglione Neffa, che accredita lucidamente il suo remix ai Nani del Giardinetto: l'ex Sangue Misto, incastra le irresistibili strofe tronche di AleA su uno scintillante ritmo funky...; poi, in coda al brano, infila anche otto memorabili battute in stile neo-melodico cantate direttamente da lui. E scatta il coro: Dint' 'o core tenimm' 'o ghetto…

GENE RAP ZIONE (febbraio 2007, libro di Michele Monina, Rizzoli editore)

... non è possibile chiudere un viaggio sull’hip hop italiano senza dare uno sguardo al futuro... se la scelta fosse vincolata a questioni legate al genere sessuale, di strada se ne farebbe poca. In realtà AleA è realmente uno dei nomi che più girano negli ambienti hip-hop... rapper solida, con un’ottima capacità nel costruire le rime, una professionalità paragonabile a quella delle colleghe d’oltreoceano, e ha dalla sua le capacità produttive di una vecchia conoscenza: Vinch... ottime rime e ottime basi... niente club, niente dissing, niente pezzi da classifica, ma rap visto come forma di protesta... Ghetto... è uno sconcertante quadretto di come sia crescere in una periferia come Acerra... lo sconcerto è dato dalla lucidità con cui AleA descrive il paesaggio umano e urbanistico... penso proprio che AleA sarà un nome che in futuro avrà il suo peso… è una che ha delle cose da dire, anche perchè viene da un posto che di storie te ne dà molte da raccontare... AleA, segnatevi questo nome. Com’è che si dice in questi casi? Ho visto il futuro del rap...

PANORAMA (22/03/07 di Michele Monina, rubrica Spettacoli):

… quando un regista di film horror vuole spaventare gli spettatori ha un jolly da giocare, tirare in ballo un bambino. Un esempio su tutti, il piccolo Danny di Shining... che cosa lega… la più talentuosa rapper italiana, AleA da Acerra, all'horror e ai bambini? AleA è una rapper dalla voce di bambina, in grado però di raccontare storie dure come pochi altri. Storie anche per questo particolare timbro infantile più incisive, dirette. I suoi primi due brani… sono fotografie vivide di quella periferia degradata… dotata di naturale talento nel rincorrere il beat, nello scandire le rime, capace di rendere il dialetto napoletano simile allo slang americano...

XL de LA REPUBBLICA (aprile 2007 di Alberto Castelli)

… una delle poche rappresentanti femminili della scena… il suo brano Ghetto è stato scelto per la doppia compilation hip-hop di Xl… ne sentiremo parlare…”

Estratti dalla rassegna stampa da testate a diffusione regionale

IL MATTINO (10/05/06 di Federico Vacalebre):

… per lanciare il mix, stampato solo su jurassico vinile, quelli della Jet Pilder Records… l’hanno mandato in giro in un contenitore di quelli usati per portarsi a casa la pizza. Eppure Ghetto/ I 10 comandamenti di Napoli è quanto di più antioleografico si possa immaginare, puro hip hop vesuviano… che piega il dialetto partenopeo verace al rap di scuola newyorkese… AleA racconta con rabbia il disagio di chi vive in periferia, senza speranze né sogni, anzi con l’incubo che la situazione possa persino peggiorare...

NAPOLI PIU’ (10/05/06 di Alessio Alvino):

... liriche singolari e graffianti… decise e impeccabili…

NAPOLI MONITOR (giugno 2006 di Luca Rossomando):

… ad Acerra non si prende Mtv… AleA il rap l’ha scoperto alla radio… a 14 anni… al Mumu si esibisce nel suo primo freestyle. Suscita la curiosità di chi le sta intorno: lì in mezzo è la più piccola, e in più è femmina… in Ghetto… scritta già nel 2001 c’è Acerra dall’inizio alla fine… terra un tempo fertile e ora satura di rifiuti tossici…

IL MATTINO (17/07/06 di Federico Vacalebre):

… Neffa remixa il rap di AleA… inizia a farsi conoscere AleA... ieri sera si è esibita nella serata rap che ha visto sfilare Mondo Marcio, Fabri Fibra e Jovanotti. Tra i fans del suo disco c’è anche Neffa, che non dimentica le origini hip-hop, che le ha regalato... un remix in cui, per la prima volta canta in dialetto napoletano (è infatti di Scafati): anche lui è rimasto colpito dalla vocina sottile di AleA...

REPUBBLICA Napoli (23/09/06 di Gianni Valentino):

… la rivelazione della stagione si chiama AleA, che aprirà il concerto di Caparezza… neolaureata in Filosofia con una tesi su Focault è inteprete del singolo Ghetto… con un remix firmato da Neffa…

ARTERIA (ottobre 2006 di Maria D’Arco):

… fuori da sterili circuiti modaioli, AleA ha saputo crescere in autonomia. Libera, come le sue parole, forti e scandite con rabbia… vero hip-hop partenopeo… musica campionata con abilità… il risultato colpisce anche chi non è propriamente cultore del genere… versi che denunciano isolamento, abbandono, disagio di periferie fatte di degrado ambientale, disoccupazione, delinquenza… la rabbia di AleA, che grida contro le mani invisibili che hanno reso irrespirabile l’aria.. da scoprire…


Estratti da interviste, dichiarazioni di AleA:

Sul rap:

“… il mio unico riferimento è sempre stato il rap fatto bene, principalmente di scuola newyorchese. Per rap ben fatto intendo: il rap che parte da uno stimolo reale, dalla necessità di esprimere qualcosa; il rap ritmicamente impeccabile, che sta sul beat come ‘il beat comanda’ (citando i Run-DMC); il rap che segue una metrica musicale e immediata, che non prescinde dal gusto della chiusura del verso; il rap chiaro dal primo ascolto che non impone grossi sforzi di comprensione; il rap che alla sua base ha una linea melodica e una sua musicalità, perchè il rap è musica... ” BLOW UP

“…per me il rap… è… un modo per diffondere contenuti” GENE RAP ZIONE

“… il rap nasce in contesti di emarginazione e povertà e dà voce e libertà d'espressione a quelli che si vogliono tenere zitti. Questa è la rivoluzione Hip-Hop: quella gente si prende lo spazio che le spetta, entra in ingranaggi dai quali era stata esclusa e dice cose che non vogliono sentire i ricchi e i potenti, senza censura…” XL inserto mensile de LA REPUBBLICA (aprile 2007 di Alberto Castelli, tratto dallo speciale ‘Milano odia, Roma è violenta, Napoli si ribella’, intervista tripla a Club Dogo, Truce Boys e AleA)

Sul dialetto napoletano:

“… scrivo in dialetto perché è la mia lingua madre. L’ italiano l’ho imparato a scuola. Nel napoletano ritrovo il mio modo di pensare, la mia immaginazione. Certe parole, certe espressioni, certi modi di dire dei napoletani non hanno nemmeno un corrispettivo in italiano e quindi privarmi di essi vorrebbe dire privarmi della mia identità... io sono innamorata della lingua napoletana… una delle fortune di essere napoletani è proprio quella di poter parlare e cantare in napoletano… ” DA BOMB Magazine (Luglio 2006, Fabio Villa, intervista)

“… la mia preoccupazione è stata quella di trattare con rispetto una lingua universalmente riconosciuta per le sue intrinseche qualità musicali e poetiche. Mi preoccupo di trascrivere i miei versi in modo che reggano la prova della pagina e di trascriverli su carta nella maniera che mi sembra più corretta, anche se non esiste un'ortodossia nella trascrizione del napoletano, materia che ha sempre suscitato un vespaio di polemiche di carattere filologico…” BLOW UP

Sulla presunta rinascita napoletana:

“… la famosa rinascita napoletana è solo apparenza, i veri problemi di Napoli, tra cui il degrado e l'abbandono delle periferie e la ventennale emergenza rifiuti, sono ancora completamente irrisolti. La strada del risanamento non è stato nemmeno imboccata e non mi sembra che l'attuale amministrazione abbia alcuna volontà di intraprenderla… ” BLOW UP

Sulla nuova scena rap italiana:

“... si parla tanto di nuova scena, ma mi sembra che finora non sia venuto fuori niente di valido, all’altezza dei soliti vecchi nomi... il mio preferito in assoluto è Neffa. Lui ha espresso, a mio parere, il massimo di quanto il rap italiano ha dato da che esiste...” GENE RAP ZIONE

E' giusto parlare di ghetto nel rap italiano?

“… ho scritto un brano che si chiama Ghetto non a caso. Il termine descrive in pieno il senso di chiusura e emarginazione che si vive nel posto in cui sono cresciuta. Ghetto perchè ti sta stretto, c'è il coprifuoco, non puoi andare in certi posti pure se sono sotto casa tua e devi rispettare regole non scritte. Ghetto perchè ti devi scontrare con una mentalità gretta, ottusa e violenta. Ghetto perchè è fuori da ogni controllo, anarchico, selvaggio, terra dei lupi. Ghetto perchè diventi diffidente e stai sempre sulla difensiva: ti condiziona i pensieri, ti appanna la vista, non ti fa vedere possibili sbocchi e arrivi a pensare che sei destinato a rimanerci…” XL

Come giudichi le donne rapper in Italia?

“… non bisognerebbe distinguere tra rapper uomo e rapper donna, ma tra rap di qualità e rap spazzatura. Un rap di qualità deve partire innanzitutto da una spinta comunicativa, dalla necessità di trasmettere immagini, idee, pensieri. Il rap è arte e l'arte non conosce differenze di sesso…” XL





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